Penne
Escludendo l'unico modello economico di corvo, le nostre penne sono TUTTE D'AQUILA.
Molti sono convinti che siano sintetiche, ma questa convinzione è assolutamente infondata.
Una penna NON si può riprodurre artificialmente, la complessità della struttura è tale da renderla inimitabile (come noterete nell'ingrandimento qui a lato).
Le penne ci giungono (dopo aver seguito una profilassi igienico-sanitaria molto rigida) "al naturale".
L'unica lavorazione che l'importatore effettua, è la tintura al nero.
Così come sono, si presentano con molte imperfezioni, spiegazzate e con la punta arrotondata.
Genericamente hanno dimensioni omogenee, che variano intorno ai 30 cm.
Risultano, quindi, decisamente inadatte a completare il cappello alpino.
La prima cosa da fare, è una suddivisione qualitativa.
Subito dopo, per rimediare alle brutte pieghe, vengono stirate.
Si, avete capito bene, stirate con un normalissimo ferro a vapore!
Una cosa che potete fare anche voi a casa in futuro, nel caso la penna sia stata a lungo in una posizione sbagliata. Il vapore, sommato ad una stiratura rapida e leggera, le ridarà lucidità e forma.
Fatto questo, si devono eliminare i difetti; è sufficiente strappare a mano i peletti danneggiati (detti barba) e troncare con un paio di tenaglie il rachide (o scalmo) in eccesso.
Questo spiega perchè il grosso delle penne ha la base spuntata.
Da questo deriva la dimensione finale ed il valore commerciale.
Solo quelle senza imperfezioni (decisamente rare) potranno essere lunghe.
Una penna piccola è certamente stata sfoltita di molte parti bucherellate o danneggiate dall'animale stesso.
Adesso si deve dare la forma appuntita.
Questo è il momento più critico, in quanto si deve effettuare un unico taglio netto con lunghe forbici, che vada dalla base alla punta. La morbidezza della barba rende necessaria un'affilatura perfetta ed un colpo netto da maestro.
Non ci sono punti d'appoggio, ed ogni esitazione porta sicuramente a rendere il bordo frastagliato.
A questo errore, raramente si può porre rimedio, si rischierebbe di rendere la penna striminzita da un ulteriore passaggio.
Occorre grande perizia e lunghissima esperienza, sebbene a prima vista il gesto appaia semplice.
Per finire, anche se non viene sempre fatto, si crea il campo.
Il nome deriva dal fatto che solo chi aveva fatto i campi invernali o estivi si poteva fregiare di questo uncino a metà altezza.
E' una tacca, un'ammaccatura voluta a simboleggiare l'esperienza come la cicatrice di una battaglia.
Si effettua bucando il bordo con una sigaretta, il cui calore scioglie la barba, e rifilando ulteriormente la penna per rastremarla fino in punta.
Finalmente, ecco la penna pronta per essere applicata sul cappello alpino!
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